Il punto di NORISK
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Torneranno i finanziari? (08/03/2010)
Il bear market sugli asset rischiosi e in particolare per il mercato azionario sembrerebbe alle spalle e tutti sanno come al centro della bufera vi siano stati i titoli finanziari e in particolare banche e servizi finanziari.
Il comparto bancario europeo a partire dai massimi raggiunti nel giugno 2007 è arrivato a perdere fino all’80% della sua capitalizzazione di mercato e attualmente, pur considerando i dividendi corrisposti, mostra ancora valori dimezzati rispetto ai livelli raggiunti nella primavera del 2007.
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L’Italia dopo la recessione (02/03/2010)
Il nostro paese ha affrontato la crisi economica peggiore dagli anni ’30 in modo passivo, comportamento agevolato dal fatto che il nostro sistema creditizio era meno compromesso con la finanza “creativa”.
Le nostre banche devono ancora presentare i risultati del 2009 che sono attesi negativi ma incoraggianti se rapportati alle difficoltà che ha dovuto affrontare il comparto.
Il PIL nel 2009 si è contratto del 5% dopo aver registrato -1.8% nell’anno precedente, facendo peggio di Eurozone nel complesso, ma in linea con la Germania, che però aveva registrato espansione nell’anno precedente.
La riduzione del prodotto interno lordo è stata guidata dai consumi delle famiglie (-1.8%), ma soprattutto dagli investimenti delle imprese (-12.1%), mentre il deficit commerciale si è ridotto come effetto della recessione.
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Tra rimbalzi e scossoni (22/02/2010)
I listini azionari dopo un inizio anno abbastanza positivo hanno intrapreso una correzione seria che ha portato lo S&P500 a correggere di circa il 9% rispetto ai massimi raggiunti il 19 gennaio.
Dopo tre settimane di vendite, gli investitori azionari hanno ripreso coraggio e hanno spinto nuovamente al rialzo le quotazioni.
I motivi delle vendite possono essere diversi: le difficoltà di bilancio dei PIIGS, la debole ripresa ciclica in Europa e in Giappone, bilanci delle società non ovunque apprezzabili.
Per non dire delle politiche di controllo del credito in Cina e del possibile inizio della “exit strategy”, ovvero del ritorno alla normalità per quanto concerne le politiche monetarie e fiscali.
In aggiunta i timori che, una volta rimossi gli stimoli, le economie sviluppate possano scivolare nuovamente in recessione.
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Tempi duri per eurozone
Il rilascio dei dati sulla dinamica del PIL in Eurozone negli ultimi 3 mesi dell’anno avvenuto la scorsa settimana ha fotografato una situazione meno incoraggiante di quanto sperato. Nel quarto trimestre il progresso è stato pari allo 0.1% t/t, segnando una contrazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anni pari allo 2.1%.
La Germania, l’economia più importante della zona euro, ha registrato un fine 2009 piuttosto fiacco, registrando una crescita prossima allo zero con le esportazioni che non sono riuscite a compensare ad una contrazione dei consumi privati e la debolezza della componente degli investimenti.
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Giappone, il mito è sotto stress
Il Giappone e i suoi prodotti per diversi anni sono stato sinonimo di qualità e di affidabilità a prezzi accessibili.
Una volta contendeva agli USA il primato di superpotenza economica, mentre negli ultimi 20 anni ha subito un severo ridimensionamento.
L’analisi della dinamica del PIL mostra impietosa la situazione nipponica che ha registrato negli ultimi vent’anni un tasso di crescita annuo dello 0.96% rispetto a un +2.5% degli States.
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Timori da Toro seduto
I mercati azionari mondiali dopo aver raggiunto i massimi degli ultimi mesi a metà gennaio hanno intrapreso una fase correttiva significativa.
L’MSCI World $ ha subito uno storno di circa il 7% come pure il DJ Eurostoxx e lo S&P 500 del 6.6%, mentre l’indice cinese FTSE Xinhua 25 ha subito una correzione di quasi il 12%.
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Le prospettive dell’investitore obbligazionario
L’investitore obbligazionario negli ultimi anni ha vissuto decisamente momenti indimenticabili soprattutto se è rimasto nella zona euro, senza avventurarsi in rischi valutari.
L’indice EuroMTS Global, che comprende le emissioni governative più liquide dei paesi appartenenti alla zona euro a reddito fisso, ha ottenuto dal default di Lehman Bros un rialzo del 12.2% fornendo quindi buone soddisfazioni agli investitori.
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L’Italia vista da Bankitalia
Nelle ultime settimane sono fioccate le nuove analisi fornite dai vari organismi internazionali che si occupano di studiare la dinamica dell’economia.
Per il nostro paese è particolarmente importante il Bollettino Economico rilasciato nei giorni scorsi e redatto dalla autorevole Banca d’Italia.
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Eurozone & lo stato dei consumi
Nel terzo trimestre 2009 i principali paesi della zona euro hanno segnato l’uscita dalla fase recessiva grazie soprattutto al contributo della ripresa del commercio internazionale.
Gli incentivi immessi nel sistema e i contributi forniti all’acquisto di nuovi autoveicoli hanno dato comunque una “scossa” anche alla domanda interna.
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Preoccupazioni arrivano dell’Egeo
I mercati, prima della richiesta sulla moratoria del debito da parte della società Dubai World controllata dal governo dell’emirato, avevano accantonato i problemi relativi alla qualità degli attivi delle banche, delle finanziarie e delle imprese in genere.
La crisi economica sta dimostrando come i problemi finora ravvisati non siano necessariamente collegati all’utilizzo della finanza sofisticata.
Nella vicenda di Dubai non ci troviamo davanti a titoli finanziari di difficile valutazione, ma di una bolla speculativa che è stata determinata da calcoli totalmente errati riguardanti il ritorno degli investimenti immobiliari.
In questo caso più che una riduzione della domanda conseguente alla recessione occorre focalizzarsi su una vera esplosione dell’offerta di immobili residenziali e commerciali in un lasso di tempo contenuto.
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W la France
La Francia è riuscita finora a contenere i danni della crisi finanziaria e della successiva contrazione economica.
Nell’ultimo trimestre il PIL è cresciuto dello 0.3% rispetto al trimestre precedente, peggio del previsto, ma evidenziando una contrazione, se confrontata allo scorso anno, di appena il 2.4%.
L’analisi dei dati diffusi in precedenza aveva alimentato un discreto ottimismo e, per esempio, la situazione fotografata dagli indici PMI per il mese di novembre evidenziano una situazione migliore in Francia rispetto agli altri paesi europei.
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Mini Japan
Gli investitori globali che negli ultimi decenni sono riusciti a “spremere” performance dal mercato azionario giapponese non sono moltissimi e spesso il listino nipponico ha riservato sorprese piuttosto amare, talvolta aggravate dalla dinamica del tasso di cambio.
Un aspetto che desta impressione e sconcerto è il fatto che i listini giapponesi stazionino su livelli bassissimi, soprattutto se rapportati ai massimi toccati nel lontano 1990. Il Nikkei 225, indici più conosciuto, allora quotava attorno ai 37mila punti, mentre adesso scambia sotto i 10mila. A partire da quei giorni l’indice non ha mai superato quota 22mila.
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