Il punto di NORISK
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Real Estate in the USA (26/07/2010)
Le vicissitudini del comparto immobiliare negli USA sono note e tuttora, piuttosto che assistere ad un miglioramento della situazione dopo il tracollo, si sta rilevando un mero assestamento.
Le difficoltà del residenziale sono note ai più mentre la crisi del real estate dei settori connessi all’attività economica, che ha avuto meno risalto mediatico, sta risultando altrettanto grave.
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Più profitti meno salari
“Più profitti meno salari” sembrerebbe quasi uno slogan degli imprenditori ed invece rappresenta la situazione attuale nelle principali economie sviluppate.
Nei mesi successivi al default di Lehman le imprese hanno proceduto, in modo davvero spedito, a ridurre gli organici e a tagliare drasticamente gli investimenti.
Questo movimento sincronizzato a livello globale ha prodotto la peggior recessione dal 1929, La Seconda Grande Contrazione, e solo grazie agli interventi statali e della banche centrali sono stati evitati gli effetti più nefasti.
Le imprese più sane sono state in grado in questi ultimi trimestri di tornare su buoni livelli di redditività ma soprattutto ad una generazione di cashflow, liquidità, a livelli record.
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Recessione part II°?
La parte finale della primavera non ha portato bene al ciclo economico in parte condizionato dalle traversie debitorie di alcuni paesi della zona euro.
La percezione che alcuni paesi presentavano una situazione insostenibile è stata però innescata da un fattore esterno ovvero che i governi greci degli ultimi anni avessero presentato conti contraffatti.
Il mercato ha evidenziato una scarsa tolleranza allo stock di debito e sta richiedendo il rientro dalle politiche di sostegno al ciclo e tagli della spesa pubblica.
Il timing in queste azioni è davvero importante e probabilmente stavolta è totalmente errato e la riduzione del debito potrebbe far ricadere diversi paesi in una pericolosa spirale.
Il rischio del cosiddetto “double dip”, una nuova fase recessiva, è aumentato ma non costituisce ancora lo scenario più probabile.
I vari indicatori stanno prevedendo per i prossimi mesi una fase espansiva a ritmo contenuto anche se le previsioni sulla dinamica della crescita del PIL non sono ancora state riviste al rialzo.
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Obbligazioni a Milano
Le obbligazioni sono sempre più lo strumento preferito dagli investitori domestici, complice anche un decennio terribile per i listini azionari.
Non sono mancati i dispiaceri anche per coloro che prediligono questi titoli: Argentina, Parmalat, Cirio, Lehman Bros. costituiscono dei capitoli molto tristi per i risparmiatori.
L’operatività diretta su questi prodotti è diventata più difficile, tra credit crunch e le richieste del legislatore di far circolare le obbligazioni con prospetti recanti informazioni in linea con quanto previsto dalla Consob.
Gli intermediari si rifiutano di far negoziare bonds privi di questi requisiti, prima che siano trascorsi 12 mesi dal collocamento.
In aggiunta l’investimento minimo sui corporates bonds si è innalzato e spesso si aggira attorno ai 50mila euro.
Un altro elemento da considerare è la liquidità dello strumento e il differenziale denaro/lettera che può costituire una voce di costo piuttosto importante.
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Liberate lo yuan!
I mercati finanziari da qualche settimana stavano conoscendo una fase di stabilizzazione nella speranza che la zona euro evitasse lo sprofondamento.
Uno dei timori, fondati, riguardava la qualità della ripresa cinese e la possibilità che le locali autorità monetarie decidessero di innalzare i tassi di interesse per limitare la bolla speculativa in atto nel real estate e nel comparto delle costruzioni.
La diffusione della notizia che le autorità avrebbero attuato una politica valutaria non più determinata dal legame predefinito con il USD (peg) e da una serie di contenute svalutazioni pilotate dalla banca centrale, ha fornito carburante ad un vistoso rimbalzo dei listini azionari in particolare quelli asiatici e dei Paesi Emergenti.
Il valore del tasso di cambio negli scambi OTC (over the counter) è schizzata ai massimi storici, ma la banca centrale, ufficialmente, ha mantenuto il medesimo valore di venerdì.
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Liberate lo yuan! (21/06/2010)
I mercati finanziari da qualche settimana stavano conoscendo una fase di stabilizzazione nella speranza che la zona euro evitasse lo sprofondamento.
Uno dei timori, fondati, riguardava la qualità della ripresa cinese e la possibilità che le locali autorità monetarie decidessero di innalzare i tassi di interesse per limitare la bolla speculativa in atto nel real estate e nel comparto delle costruzioni.
La diffusione della notizia che le autorità avrebbero attuato una politica valutaria non più determinata dal legame predefinito con il USD (peg) e da una serie di contenute svalutazioni pilotate dalla banca centrale, ha fornito carburante ad un vistoso rimbalzo dei listini azionari in particolare quelli asiatici e dei Paesi Emergenti.
Il valore del tasso di cambio negli scambi OTC (over the counter) è schizzata ai massimi storici, ma la banca centrale, ufficialmente, ha mantenuto il medesimo valore di venerdì.
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W = double dip? (08/06/2010)
La Seconda Grande Contrazione, così come viene chiamata dagli economisti questa severa recessione, sta probabilmente entrando in una nuova fase.
Negli ultimi trimestri l’iniezione di spesa pubblica aveva fatto rimbalzare il prodotto dei paesi industrializzati e, di fatto, aveva scongiurato gli scenari peggiori, quelli che ricordano il 1929.
Gli operatori dei mercati finanziari e gli investitori, invece che concentrarsi sul tenore della ripresa, hanno iniziato ad ossessionarsi del livello del debito pubblico degli stati richiedendo profondi tagli della spesa per ridimensionare il deficit fiscale.
Sempre loro sono però molto preoccupati che il cambio di segno della politica fiscale possa spingere le principali economie nuovamente in recessione.
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Foto di casa nostra (31/05/2010)
La seconda fase della crisi finanziaria, l’episodio tutto dedicato a Eurozona, ha assunto l’Italia a ruolo di protagonista insieme ad altri paesi che generalmente lambiscono le coste del mare Mediterraneo.
L’unica eccezione è costituita dall’Irlanda la cui popolazione è conosciuta per avere una verve effettivamente latina.
La strategia di rientro dagli stimoli fiscali introdotti con la crisi doveva essere graduale per evitare il rischio di una seconda fase recessiva, ma il quasi default ellenico ha indotto una pericolosa accelerazione della fase di rientro.
L’inizio dell’austerity potrebbe quindi determinare una nuova riduzione del prodotto interno lordo dei paesi dalle finanze più allegre.
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Euro tormenti (24/05/2010)
L’ultima crisi bancaria globale ha prodotto un pesante tracollo finanziario, una recessione molto acuta, definita la seconda “Grande Contrazione” dagli economisti per distinguerla da quella degli anni ’30, e un frutto avvelenato di difficile digestione: la crisi del debito sovrano.
La storia economica insegna che assai spesso alle crisi bancarie seguono quelle dei paesi sovrani che hanno partecipato al salvataggio degli istituti di credito.
Il sostanziale default della Grecia è stato causato più a fattori prettamente interni piuttosto che dagli strascichi della Grande Crisi. Se si esclude l’Irlanda, nessuno dei paesi classificati come PIGS, ha dovuto ricapitalizzare in modo sostanziale gli operatori bancari.
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Monete tormentate (17/05/2010)
La bufera che nel 2008 ha afflitto gli istituti bancari e i players finanziari in genere ha partorito una nuova fase della tormenta finanziaria che si è abbattuta su titoli di stato e sulle valute.
I listini azionari stanno sicuramente soffrendo in modo evidente ma sono gli smottamenti valutari a destare più impressione e ad incutere maggior preoccupazione.
La moneta ritenuta più debole tra tutte è il nostro euro fino a pochi mesi fa ritenuta quella più forte e più apprezzata.
La sottoperformance economica registrata all’uscita dalla recessione ma soprattutto il pasticcio registrato sulla Grecia ha fatto sprofondare la moneta unica in un modo paurosamente accelerato.
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Navigare in un mare di debiti (11/05/2010)
La crisi finanziaria e la conseguente estensione all’economia reale hanno avuto origine dalla corsa forsennata dei debiti originata dalle banche e da altre istituzioni finanziarie, tipo hedge funds, che hanno assolto un ruolo simile a quello degli istituti di credito soprattutto nel mondo anglosassone.
Alla crisi dei players finanziari, salvati dagli stati sovrani e da una politica monetaria a tassi di saldo, si sta assistendo ad una estensione agli stati sovrani ovvero coloro che si sono accollati il salvataggio.
I debiti pubblici di alcuni paesi sono percepiti per essere insostenibili da parte di diversi investitori professionisti. Oltre la Grecia, rea di aver manipolato le proprie statistiche da anni, gli altri paesi interessati dal calo dei prezzi dei titoli di stato non necessariamente presentano stock di debiti pubblici stellari.
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Corporate Italy (03/05/2010)
La crisi economica partita nel 2008 è stata molto intensa e gli effetti sono ravvisabili anche adesso che l’economia globale è data in ripresa.
Le difficoltà di alcuni paesi di eurozona, i simpatici PIIGS, sono solo in parte determinate dalla recente crisi finanziaria ma ha inciso ma molto di più il comportamento degli ultimi 20 anni piuttosto che i mutui subprime.
Nel caso del nostro paese la recessione è partita nel quarto trimestre 2007 come mostra il grafico 1, tre mesi prima del salvataggio di Bear Sterns e un anno prima del default di Lehman Bros.
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