L’uragano Katrina, oltre ad aver condannato gli Stati Uniti a pagare un dazio molto salato (e ancora provvisorio) in termini di vite umane, avrà ripercussioni molto pesanti sulla crescita economica americana e, conseguentemente, mondiale...
Il cataclisma che si è abbattuto sul Mississipi, sulla Lousiana e sull’Alabama, infatti, potrebbe causare danni ancora più ingenti rispetto a quelli già provocati (secondo le ultime stime i costi per la ricostruzione si aggireranno tra i 10 e i 30 miliardi di dollari, che andranno a peggiorare il già precario deficit di bilancio americano gravato dalla dispendiosa campagna militare in Iraq), determinando un drastico rallentamento della crescita economica nel 2005...
L’interruzione della produzione di greggio nelle raffinerie del Golfo del Messico, infatti, ha portato i corsi dell’oro nero a sfondare quota 70 dollari al barile, prezzo mai raggiunto in passato. Questa improvvisa impennata del prezzo del petrolio ha spinto il presidente Bush a parlare alla nazione per esortare gli americani a non eccedere nel consumo di energia, e a dare il via libera allo sfruttamento delle riserve strategiche per calmierare la corsa frenetica del greggio. Come si evince dal grafico seguente la manovra correttiva ha avuto l’effetto di alleggerire le pressioni sul prezzo del petrolio, ma bisognerà attendere ancora, prima di capire quali saranno le reali conseguenze dell’uragano sulla produzione di petrolio. Secondo le stime più ottimistiche i prezzi si assesteranno intorno ai 60 dollari al barile (oggi il petrolio quota a circa 64 dollari), secondo quelle più pessimistiche i corsi potranno raggiungere anche i 100 dollari al barile, eventualità che getterebbe inquietanti ombre sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale.
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Ma non saranno solo i costi per l’approvvigionamento di energia a deprimere la crescita economica americana. L’area su cui si è abbattuto l’uragano, infatti, rappresenta una zona di strategica importanza soprattutto per ciò che concerne il settore primario dell’economia e lo smistamento delle materie prime: la Lousiana, ad esempio, produce il 20% di zucchero dell’intera economia statunitense, il Mississipi rappresenta uno snodo commerciale importantissimo per l’import di mais, soia e cereali e l’export di caffè.
Secondo il segretario del tesoro USA, John Snow, nel secondo semestre 2005 la crescita USA subirà un rallentamento quantificabile in circa mezzo punto percentuale, meno di quanto previsto dagli analisti, secondo i quali il rallentamento sarà pari all’1%. A tal proposito le attenzioni sono tutte rivolte verso la Fed che, il 20 settembre, dovrà prendere una decisione sulla politica monetaria da adottare per limitare gli effetti dell’uragano sull’economia americana. Alcuni analisti auspicano un’interruzione della stretta monetaria in atto ma è presumibile che Greenspan, ormai prossimo a lasciare la guida della Fed, prosegua sulla strada intrapresa.