Rendono poco, ma tutti le vogliono, a partire dai fondi pensione …
Il crollo dei mercati azionari durato dal 2000 al 2003 ha modificato le aspettative e le preferenze degli investitori professionali e dei risparmiatori privati.
Il lungo rally degli anni ’90 aveva sospinto l’esposizione verso le azioni a scapito del mercato obbligazionario, che aveva vissuto anni da assets residuale rispetto all’equity.
Gli investitori si sono progressivamente spostati sui titoli di debito, complice anche la forte performance del mercato dei bond a reddito fisso.
Per seguire questo cambiamento di preferenze, le società hanno emesso dal 2000 al 2004 un volume impressionante di debito a scapito dell’allargamento del numero di azionisti.
In aggiunta la corsa del mercato immobiliare e dei prezzi delle commodities ha provocato la crescita delle preferenze anche verso queste tipologie di investimento.
Secondo molti analisti, bond, commodities e real estate stanno vivendo una bolla speculativa non dissimile da quella vissuta dalle azioni a cavallo del nuovo millennio.
La fortuna del mercato obbligazionario è stata influenzata anche dalla contenuta dinamica dell’inflazione: le aspettative sull’andamento dei prezzi dei beni e servizi sono risultate contenute anche in un contesto terribile come l’ascesa del petrolio e delle materie prime.
Ci sono parecchi esperti che considerano anche le valutazioni dell’equity abbastanza “tirate”.
Il problema di come investire il proprio denaro diventa sempre più difficile.
Ricordiamo che storicamente le obbligazioni a reddito fisso hanno sottoperformato in periodi caratterizzati da elevata dinamica inflattiva.
Le scelte operate dai fondi pensione hanno contribuito in modo marcato a questo trend.
La crescita delle esigenze previdenziali e il contestuale “buco” rinvenuto in qualche fondo pensionistico aziendale negli USA e nel Regno Unito, ha di fatto indirizzato molte gestioni verso i lidi sicuri del mercato obbligazionario, dimenticando che anche in questa tipologia di investimento esiste il premio per il rischio.
La decisione dei fondi pensione di optare per una gestione prevalentemente obbligazionaria ha delle conseguenze importanti sia dal punto di vista delle prestazioni previdenziali, sia per l’equilibrio macroeconomico del prossimo futuro. Il team di NORISK ha svolto uno studio particolareggiato su scelte di asset allocation e tasso di sostituzione (valore della pensione erogata rispetto all’ultimo stipendio ottenuto), dal quale emerge che la prestazione previdenziale sarà insufficiente nel caso si opti per scelte troppo conservative.
Tornando al mercato obbligazionario a reddito fisso, la situazione attuale di mercato appare storicamente atipica.
Gli ultimi dati di mercato fotografano una situazione poco entusiasmante: le obbligazioni governative stanno quotando con dei rendimenti a scadenza risicati. E’ interessare prestare il proprio denaro per 10 anni ad un tasso di interesse pari al 3.3%?
Il nostro BTP scadenza 2015 garantisce un rendimento del 3.35%, l’omologo statunitense del 4.36%, quello inglese del 4.25%.
La soddisfazione appare contenuta anche sul mercato “corporate”: le obbligazioni euro delle società industriali con rating BBB+ stanno scambiando con un “generoso” +4% sulla scadenza decennale.
Attualmente il mercato azionario non appare certamente sottovalutato, ma probabilmente rimane l’unico asset in grado di remunerare adeguatamente il premio al rischio corrente.
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