Il tasso di cambio euro/dollaro (1.3662) continua la fase di assestamento come conseguenza della riduzione delle tensioni causate dal debito greco. Le nuove iniziative intraprese dal governo locale hanno fatto recuperare i prezzi dei titoli di stato anche grazie al collocamento effettuato la scorsa settimana.
Il leading indicator calcolato dall’OECD ha confermato che l’espansione sta continuando sia nella zona euro che negli USA, ma per l’EMU i dati frutto di misurazioni hanno finora deluso le attese. E’ confortante notare come l’attivitą manifatturiera in Germania, dopo due mesi di debolezza, abbia ottenuto un mese di gennaio positivo come ha mostrato il report su produzione ed ordinativi.
I consumi privati nella zona euro rimangono fermi come ha mostrato il dato sul PIL e ancora una volta sono le esportazioni nette ad evitare una nuova contrazione del prodotto.
Negli USA il dato sull’occupazione ha fornito qualche conforto lasciando intendere che con la primavera potrebbero aumentare le buste paga.
L’euro/usd registra un timido apprezzamento confermando una certa riluttanza del mercato a spingere il valore sotto quota 1.345. Il grafico di lungo periodo mostra come la discesa della nostra valuta si sia arrestata sull’uptrend di lungo periodo partito nel 2001. La media mobile a 200 giorni ha ripreso ad essere inclinata negativamente e l’eur/usd sta scambiando ben al di sotto della stessa.
La continuazione del rimbalzo potrebbe divenire durevole solamente qualora si superasse 1.375 e soprattutto la parte superiore del canale discendente. Il parabolic sar e le bollinger bands sono positive e anche il direzionale potrebbe fornire segnale “buy”. E’ probabile che il recupero possa caratterizzare anche la prossima settimana.
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