30 Giu La voce di NORISK SCF – Chiusura Semestre: Dalle Mag 7 ai Semis
Oggi è l’ultimo giorno del semestre e possiamo dire che in questi mesi si è visto di tutto. Guerra in Iran, rottura sempre più evidente tra America ed Europa, minaccia di ritiro delle truppe US sul nostro continente, “cambio di regime in Venezuela” e stamattina perfino il primo attentato nella storia a Montecarlo contro un imprenditore ucraino.
In mezzo a tutto questo, petrolio che sale quasi fino a 120 dollari e ora scende a 70, oro che “non protegge più” e fa fatica a restare sopra i 4.000 usd, dollaro che doveva indebolirsi e invece si rafforza, tassi che dovevano scendere e invece salgono.
L’azionario invece, anche se con diverse ombre, continua ad essere tonico e ha “già dimenticato le mag 7”: ora quello che conta sono solo le società dei semiconduttori che pare non si debbano più arrestare.
Un caos generale che nonostante tutto ha permesso, anche in questa prima metà del 2026, una crescita dei PF con componente azionaria almeno del 30-40%. I bond? Come sempre non pervenuti se non per la remunerazione della liquidità a breve termine. Iniziamo con un grafico a 5 anni dei semiconduttori.
Fa effetto notare la salita verticale negli ultimi mesi del 2026.
Del resto se prendiamo Micron, ultima società US del settore che ha riportato i dati la scorsa settimana, vediamo di cosa stiamo parlando!
Questi dati presi da Investing.com ci fanno notare subito un numero che salta all’occhio: l’anno scorso, nello stesso trimestre il fatturato era di 9,30 miliardi, nel 2026 a pari data siamo a 41,46 miliardi.
Stessa società? Abbiamo mai visto nella realtà delle società “umane” qualcosa del genere? La cosa assurda è che non si tratta di un’azienda isolata, ma ne abbiamo già esaminate diverse con questo andamento esponenziale.
Se però Micron e altre fornitrici dell’infrastruttura AI riescono a stupirci con queste effetti speciali c’è evidentemente qualcuno che compra da questi signori e alimenta i risultati stratosferici.
Ebbene le mag 7, tra le altre, sono le principali clienti delle varie Micron, Samsung, Hynix, TSMC, Intel. Stanno investendo dei soldi come se non ci fosse un domani.
I mercati iniziano, però, a dubitare sempre di più della capacità di produrre dei profitti adeguati che giustifichino questi investimenti.
E quindi, anche se le valutazioni di molte large cap sembrano più a buon mercato continuano ad essere guardate con sospetto e vengono vendute.
Questo grafico (fonte FT) dall’inzio dell’anno fa vedere chiaramente come le varie Microsoft, Apple, Nvidia “abbiano stancato” gli investitori.
Forse perché stanno bruciando tutto il loro cash flow per investire in AI? Perché stanno emettendo bond in continuazione? Perché lanciano mini aumenti di capitale lampo?
Poco tempo fa, con il passaggio del testimone al nuovo Ceo, Tim Cook ex Ceo di Apple (quasi) aveva allertato i clienti che con la “nuova inflazione” dove chip, memorie erano saliti a prezzi mai visti i vari Mac, iPad, iPhone sarebbero, loro malgrado, aumentati di costo per i clienti finali.
La tabella che segue conferma quanto sostenuto da Tim Cook.
Per ora si sono “salvati” gli iPhone ma per quanto?
Pare quindi che, forse, ci siamo lasciati alle spalle gli aumenti di petrolio e gas (ho qualche dubbio personalmente) e siamo di fronte ad una nuova ondata di rincari (anche Msft ha aumentato i prezzi di Office 365) nel mondo “nuovo” della tecnologia oramai compagna indispensabile delle nostre vite.
Passerei un attimo a “celebrare” il mercato azionario italiano che negli ultimi anni ha stupito tutti, compresi noi addetti ai lavori.
L’indice total return della borsa di Milano ha reso, a 10 anni, un robusto 15,3% annualizzato contro, sempre in euro, un +13,1% dell’indice azionario mondo.
Certamente la performance strabiliante delle banche italiane, delle assicurazioni, di Poste e in misura minore delle grandi utilities è la ragione per la quale il nostro indice, soprattutto nell’ultimo triennio, ha superato quasi tutto e tutti.
Fa pensare, no? Paese minuscolo, borsa ridottissima, industria in sofferenza.
I finanziari, epicentro di tante crisi nel passato, sembrano oggi delle macchine da soldi inarrestabili. Penso che anche qui, come per tutti gli asset saliti come se non ci fosse un domani, valga la pena prendere profitto su una buona parte degli investimenti domestici. Stesso discorso vale per i semiconduttori nel mondo, valeva per l’oro sopra i 5.000. Tutto ha un prezzo e la crescita infinita non è qualcosa di reale. Basta saperlo!
Qui di seguito una tabella comparativa differente utilizzano gli indici MSCI.
Nota per il lettore: la maggior performance italiana è però associata ad una volatilità decisamente più marcata. A livello risk adjusted meglio l’indice Mondo come si può evincere dall’indice di Sharpe.
Cambierei tema per terminare il Punto di oggi: il settore auto.
Una delle notizie shock degli ultimi giorni è la dichiarazione del gruppo VW determinato a licenziare 100 k persone e a chiudere diverse fabbriche.
La società, come buona parte dei costruttori generalisti, è in grande difficoltà.
Anche i costruttori premium non se la passano bene: BMW, Audi, Mercedes, Land Rover con differenze più o meno significative stanno incontrando non poche difficoltà.
Restano fuori dalla partita Tesla che “non è un’azienda che costruisce auto” e Ferrari che vende sogni a prezzi inarrivabili in quantità limitate.
Se esaminiamo il rendimento a 5 anni annualizzato e la capitalizzazione attuale capiamo molto della grande problematica che incontra il settore auto delle società storiche. I Cinesi hanno, complice una legislazione scellerata in UE conquistato il nostro continente dopo aver stravinto in patria.
L’ultima colonna margine netto ci fa capire anche come i costruttori premium abbiano dei margini inferiori a Toyota, ad esempio, e come Tesla con numeri ridicoli complessivi capitalizzi 1,3 trilioni di usd (più di 6 volte Toyota!!!!!).






