La voce di NORISK SCF – Europa spettatrice pagante

La voce di NORISK SCF – Europa spettatrice pagante

Nei giorni di Pasqua, Trump, da fervente cristiano, ha mandato un messaggio di pace agli Iraniani.

Oramai il Bar dello Sport è diventato realtà e la fantasia è rimasta molto dietro la realtà. La minaccia e l’insulto via social sono definitivamente il nuovo mezzo di comunicazione.

In sostanza Trump dichiara che, se l’Iran non si arrende, distruggerà il paese: ponti, centrali elettriche, infrastrutture civili di ogni genere. Del resto si era già visto con Israele verso Gaza: tutto è lecito e il diritto internazionale è carta straccia.

Viene da chiedersi e da chiedere a tutti voi, arrivati a questo punto, quale è la differenza tra il comportamento di Trump e quello di Putin? O del presidente cinese quando vorrà prendersi Taiwan?

Lungi da me sostenere che qualsiasi di questi atti sia minimamente giustificato, ma come europei abbiano sostenuto l’Ucraina e ora, al netto di tanti distinguo, non “siamo alleati” di US ed Israele in questa follia contro l’Iran che
rischiamo di pagare a carissimo prezzo.

Trump ce lo ricorda ogni giorno: a cosa serve la Nato? Andate a prendervi il petrolio visto che a noi non serve e voi europei siete dei codardi.

Di oggi, scade l’ultimatum americano e nella notte capiremo se, last minute, è stato trovato un qualche accordo o se ci sarà una vera escalation che supererà come intensità quella vista sinora. Le commodities energetiche per ora ci ricordano quanto segue.

Con il gasolio al 115% di rialzo, il gas UE del 78% e persino l’odiato carbone in ripresa un’ondata inflazionistica oramai è una certezza.

In buona parte dell’Asia si sta diffondendo una sorte “di razionamento” dei vari carburanti e anche da noi, in qualche aeroporto si stanno vedendo i primi segni di scarsità di Jet fuel.

L’ultimatum di martedì sera rappresenterà un evento binario: un non accordo porterà il prezzo di gas e petrolio a salire con forza e le azioni e i bond a scendere.

Un mezzo accordo o un accordo farà partire un rally azionario dovuto alle ricoperture tecniche.
Di fatto mezzo mondo dipende dalle follie di una persona che oramai appare sempre più immerso nel suo delirio.

Nel mentre l’America inizia a dare pericolosi segni di rallentamento e di forte ripresa dell’inflazione.

La linea bianca è il GDP Now della Fed di Atlanta, la linea blu l’inflazione stimata dal 2 Y. Si vede chiaramente: forte rallentamento con altrettanto robusta crescita del livello dei prezzi.

Una riflessione che vale la pena fare in questa fase storica è l’andamento delle “energie pulite” rispetto a quelle tradizionali.

Esaminiamo il periodo 2020-2022 (Covid e inizio guerra Ucraina) e vediamo come il settore clean energy abbia sovraperformato l’energy tradizionale per la maggior parte del tempo (linea bianca vs linea blu).

Se invece allunghiamo l’orizzonte temporale e passiamo agli ultimi 5 anni vediamo come le energie tradizionali siano il settore che ha funzionato meglio e, come vi abbiamo detto nelle scorse newsletter, anche della tanto amata tecnologia.

Del resto con due guerre importanti e con l’esplosione dei prezzi di petrolio e gas è ragionevole che le principali aziende abbiano beneficiato non poco di questo periodo eccezionale: non a caso, qui in Europa, si continua a ripetere l’idea della tassazione sugli “extra profitti”.

Il grafico a 5 anni è eloquente: la linea blu, su base 100, è rappresentata dalle big Oil & Gas, la bianca dalle energie green. In che momento, normalmente, funzionano molto bene le rinnovabili?

Il grafico che precede fa notare, senza ombra di dubbio, che c’è una correlazione robusta tra prezzo del petrolio e clean energy.

Detto diversamente il periodo di massimo splendore di solare, vento, batterie, accumulatori, biomasse corrisponde alla fase in cui il petrolio sale alle stelle.

Dovesse continuare la crisi nel golfo può starci un’ulteriore ripresa del settore energie pulite.

Del resto un continente come il nostro, che funziona diversamente a seconda del paese, ma che in linea di massima ha vissuto una lunga fase di scetticismo sul nucleare, estrae poco petrolio e gas e sulle rinnovabili ha avuto un approccio altalenante, dipende totalmente dalle importazioni di combustibili fossili dall’estero.

Considerato che, oramai, il nostro fornitore principale è l’America viene da pensare che, oltre a subire una guerra che non vogliamo affatto, dovremo pure importare maggiormente dagli americani a caro prezzo e ringraziare
(come del resto già facciamo da anni con il GNL).

Sempre che, in ottica di sano pragmatismo, prima o poi qualcuno non decida che Putin non è tanto peggio di altri. Del resto pare di poter dire che con Israele e Stati Uniti gli affari vanno avanti come sempre. O no?

La realtà è che l’occidente è diventato una sorta di ipocrisia vivente gigantesca e distinguere amici e nemici è più una questione d’opportunità che di realtà.

admin@norisk.it
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