26 Mag La voce di NORISK SCF – Le categorie del passato che ti costano care!
Continua il trend che vediamo da alcune settimane con borse toniche, tassi in rialzo, oro in calo e petrolio altalenante a seconda se la pace in Iran si avvicini o si allontani.
Come osserviamo regolarmente i vari indicatori che misurano la fiducia del consumatore americano sono sempre più depressi: il cittadino medio “vede nero” per il suo futuro con un’inflazione in aumento e con redditi insufficienti a contrastare il carovita.
L’indice rilevato dall’università del Michigan ha toccato valori talmente bassi che occorre andare al secolo scorso per trovare una negatività così pronunciata.
Queste le aspettative di inflazione: 4,8% nel breve e intorno al 4% nel medio termine.
A complicare questo quadro i tassi sui mutui a lungo termine, quelli intorno ai 30 anni hanno superato il 7%. Di fatto le case si comprano cash o “non si comprano”.
Un mondo dove o “hai Wall Street” o l’acquisto di un immobile è un lontano ricordo.
Le famiglie americane che investono possiedono il 40% della borsa oramai e la loro ricchezza è cresciuta di 4 trilioni di Usd dall’inizio dell’anno!
(Fonte: The Kobeissi Letter).
Un paese spaccato a metà: il cittadino normale arranca, il cittadino investitore è sempre più ricco. Il lavoro? Retaggio obsoleto!
La settimana appena trascorsa è uscita la trimestrale di Nvidia: come al solito fatturato ed utili in crescita, ma essendo una società che capitalizza 5 trilioni di Usd non basta più al mercato per generare ulteriore upside.
I numeri non hanno bisogno di commento: la società oramai ha una dimensione tale che vale, da sola, più di interi settori o dei PIL di alcuni paesi.
Pesa inoltre l’8% nell’indice S&P 500: si capisce quindi come i numeri di questa società spostino davvero il mercato.
Se il primo trimestre in America ha visto un rallentamento marcato del GDP, il secondo appare decisamente più tonico.
Qui di seguito l’ultima rilevazione del GDP Now che consegna una visione molto positiva sul trimestre in corso.
Un altro grafico, però, ci ricorda di essere molto attenti e non di sottovalutare i rischi: il Nasdaq 100 continua a toccare nuovi massimi nonostante i tassi US a 30 anni continuino a crescere.
L’economia americana presenta quindi un mix di segnali, ma è evidente a tutti come oramai borsa ed economia reale siano due mondi a parte (non solo in US onestamente).
La forza americana sono le sue grandi big tecnologiche e la forza dell’innovazione: tutte le grandi rivoluzioni partono o passano da qui. L’Asia
tiene il passo, l’Europa non pervenuta.
Per noi risparmiatori rimane sempre lo stesso dilemma: stare fuori dalla borsa americana non si può, stare dentro dopo quasi 4 anni di crescita continuativa presenterà, prima o poi, il conto in particolare nei settori e nei titoli che hanno visto crescite esponenziali.
Concludiamo il Punto con una pillola formativa. Spesso le famiglie chiedono di investire nei bond perché sono “sicuri”, mentre le azioni sono “rischiose”.
Questa non è la verità assoluta, ma una percezione distorta della realtà. Un po’ come dire: gli immobili sono sicuri e non deludono mai!
Dobbiamo ricordare, però, che anche i bond presentano delle criticità:
- Rischio emittente (possibilità che non rivediamo per intero i nostri soldi);
- Rischio di prezzo (variazioni del prezzo ad una variazione dei tassi d’interesse-duration-vedere grafico nella pagina che segue);
- Rischio di liquidità (dover vendere posizioni in momenti dove il mercato diventa “sottile” di colpo);
- Rischio rendimento reale negativo (quando l’inflazione è maggiore del tasso nominale dell’obbligazione).
I rischi al punto 2 e 4 sono quelli più importanti da tenere in considerazione per non andare incontro a cocenti delusioni.
Un bond non è solo cedola e rimborso finale: è una sequenza di flussi di cassa nel tempo. La duration misura quanto lontano nel tempo è il baricentro
di quei flussi. Più è lontano, più il prezzo del bond è sensibile ai movimenti dei tassi.
Bond a 3 anni? Duration ~2.7. Tassi salgono del 2%: si perde circa il 5%.
Bond a 20 anni? Duration ~13.6. Tassi salgono del 2%: si perde circa il 27%.
Vero che uno può sempre dire: non ho bisogno dei soldi indietro e aspetterò la scadenza. Ha senso però “essere obbligati” a mantenere una posizione per un periodo così lungo, non per una scelta, ma perché non vogliamo realizzare una minusvalenza?
E se vivessimo un periodo lungo d’inflazione superiore al tasso nominale dei bond? In quel caso avremmo, dopo N anni indietro i nostri soldi, ma con meno potere d’acquisto. Di certo un pessimo investimento!
Nel 2022, quando le banche centrali hanno alzato i tassi con una velocità che non si vedeva da 40 anni, molti investitori hanno scoperto questa realtà nel modo peggiore. Fondi obbligazionari a lungo termine, ETF su Treasury americani, BTP con scadenze lunghe: tutti in caduta verticale.
Inoltre, e concludiamo, il tempo di recupero dei prezzi dei bond è decisamente più lento di quello delle azioni: molte volte, purtroppo, si è obbligati a portarli a scadenza.
Una robusta asset allocation è quella che va ad intercettare, in ogni fase storica, gli strumenti con il miglior profilo rischio-rendimento atteso.
Nell’attuale fase storica assumere duration non paga!






