La voce di NORISK SCF – Lo Stretto che tiene in scacco il mondo

La voce di NORISK SCF – Lo Stretto che tiene in scacco il mondo

Lo Stretto si Hormuz sta tenendo in scacco il mondo?

La scorsa settimana vi avevamo detto che tra Iran e Stati Uniti poteva capitare una delle tre seguenti possibilità:

  • Accordo di pace vero;
  • Fine della civiltà- citazione da Truth di Trump;
  • Un qualche mezzo accordo.

La soluzione di compromesso, la terza, è stata quella prescelta e così si è evitato, almeno per ora, un innalzamento della tensione.

Ma la domanda vera era ed è la seguente: quanto può durare una finta pace?

La risposta: poco, molto poco!

Dopo la settimana scorsa di forti ricoperture sui principali indici azionari e un calo del prezzo del greggio siamo ritornati, nella seduta odierna, a vedere il petrolio stabilmente sopra i 100 usd e gas naturale, benzina e gasolio che sono tornati a salire con decisione.

La realtà vera è che il nodo cruciale, lo stretto di Hormuz conteso, è uno dei punti di totale disaccordo.

Gli Iraniani, nel comunicato del 7 Aprile, dichiaravano: per un periodo di due settimane la navigazione nello stretto sarà possibile avvisando le forze armate iraniane anche tenendo conto di “limitazioni tecniche”.

Gli Americani invece, con il solito Trump, dichiaravano vittoria su tutto, che avrebbero fatto grandi affari con l’Iran e che la navigazione sarebbe tornata alla normalità.

Dopo l’inizio delle negoziazioni tra le parti, tenutesi grazie al ruolo dei pakistani, è apparso evidente che tra US ed Iran non ci sia di fatto un accordo reale sui punti salienti.

Abbiamo inoltre visto come Israele, un minuto dopo la tregua, abbia continuato l’attacco in Libano sostenendo che il Libano era “fuori” dall’accordo tra Iran ed US.

Questo l’ ultimo post di Trump dopo “il giro a vuoto” di Vance ad Islamabad.

In sostanza gli americani dichiarano che, d’ora in poi, non sarà permessa nessuna chiusura dello stretto di Hormuz e che direttamente la marina US vigilerà su Hormuz e impedirà agli Iraniani di imporre dei pagamenti sulle navi mercantili.

Andando più a fondo, lo stretto non è chiuso, ma ora passa sotto il controllo US: questo significa che saranno gli Stati Uniti a decidere quali navi passeranno e quali no. Certamente le navi iraniane saranno bloccate e non potranno esportare il greggio iraniano.

Questo indica un disegno chiaro: gli Stati Uniti diventano i soggetti che decidono a chi vendere petrolio e a quale prezzo. Bloccando o rendendo difficoltosa la navigazione di Hormuz le aziende US specializzate nell’estrazione dello shale oil potranno fare profitti enormi.

Il fatto che i mercati stamattina stiano correggendo, ma con variazioni contenute sta a indicare che, sotto traccia, una qualche forma di mediazione tra Iran ed US continui.

Nel mentre gli US vendono più petrolio e più gas a prezzi più cari incassando dollari con un relativo rafforzamento della divisa.

Il gioco degli americani, però, è sempre più pericoloso dal punto di vista dell’inflazione. Solo nel mese di Marzo i rincari hanno toccato in US +0,9% rispetto a Febbraio e +3,3% anno su anno. Il tasso target di breve del 2% appare sempre più lontano.

L’ultima rilevazione dell’università del Michigan non risulta affatto tranquillizzante: il livello di fiducia è caduto ai minimi e le aspettative sui prezzi sono salite in maniera decisa.

Come si può notare la guerra sta incidendo in maniera pesante sui consumatori e sulle loro aspettative. Se l’America se la passa male, l’Europa non sta meglio.

Continuiamo a pagare l’energia ed i carburanti a prezzi folli: le proteste dei cittadini europei stanno montando con il rischio di pesare sui bilanci dello stato che, tra tagli delle accise e sussidi vari, dovranno in qualche modo sostenere i bilanci familiari ed aziendali.

Come si vede dalla curva dei tassi UE, tra i 2 e i 5 anni si ottengono rendimenti decenti senza prendere troppo rischio. Il taglio dei tassi della BCE pare un lontano ricordo

admin@norisk.it
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