Old but gold

Old but gold

L’oro è una delle più antiche forme di investimento adottate dall’uomo, ma venendo ai giorni nostri il risparmiatore ha a disposizione diverse soluzioni per esporsi agevolmente su questa materia prima: sia acquistando oro fisico (in lingotti o monete) che quote di ETC con focus sul metallo prezioso, ma anche investendo sulle azione di alcune società estrattive. Il primo punto da precisare riguarda i diversi livelli di rischio di queste opzioni, che pur mostrando un’elevata correlazione possono portare a risultati sensibilmente diversi.

Come funzionano gli ETC?

La prima doverosa precisazione riguarda la natura di questi strumenti che non sono degli OICR, e quindi dei fondi (a differenza degli ETF), ma delle note di credito (asset back securities) senza scadenza, che presentano un collaterale di garanzia rappresentato da oro fisico. Gli ETC fisici non conferiscono quindi ai loro detentori il diritto di ricevere una specifica quantità di oro e tale conversione potrebbe essere effettuata solamente in caso il veicolo emittente dello strumento registrasse un default (evento molto raro) e non a discrezione del singolo possessore del prodotto.

Nei prospetti è precisato come l’investimento non renda l’investitore proprietario del metallo sottostante, ma solamente del diritto di credito nei confronti dell’emittente. È altresì importante precisare come l’emittente dello strumento sia una società veicolo e non la società proponente, mentre il metallo prezioso costituente il collaterale sia detenuto presso un intermediario diverso rispetto all’emittente dello strumento. Per esempio, il collaterale relativo all’ETC emesso da Xtrackers (Deutsche Bank) è detenuto presso JPMorgan.

Questo strumento consente di indicizzare l’investimento alla dinamica dell’oro, ma non è esattamente equipollente a detenere i classici lingotti d’oro in un caveau.

Perché altrimenti pensare all’investimento in lingotti?

Per chi volesse detenere l’oro fisico è necessario considerare l’investimento in lingotti con gli oneri connessi, che sono: l’assicurazione, il trasporto e la custodia sicura (es. cassetta sicurezza). È necessario che il produttore, e quindi il lingotto, sia dotato di certificazione di un ente riconosciuto (es. London Bullion Market Association, LBMA). Va considerato inoltre come il prezzo di acquisto del lingotto potrebbe differire in modo sostanziale dal prezzo “spot” dell’oro.

Se si vuole investire sull’apprezzamento dell’oro gli ETC, in genere, offrono garanzie più che sufficienti che la formazione del prezzo risulti congrua. Se, invece, si ritiene che l’oro debba servire proprio per coprirsi da eventi estremi allora sarebbe preferire l’investimento diretto nel prezioso da detenere in luoghi “sicuri” (es. Svizzera).

Investire nelle società aurifere

È opportuno ricordare come l’indice delle società aurifere nel periodo 2012-15 sia arrivato a perdere oltre il 60% rispetto ai -20% dell’ETC sull’oro. Negli ultimi 10 anni l’indice azionario sulle società minerarie ha ottenuto un rendimento dello 0,55% annuo, rispetto al 2,74% dell’investimento diretto. Questo a riprova che si tratti di una soluzione più valida a livello tattico che nel lungo periodo. Qualora ci si aspetti un periodo positivo per il metallo prezioso, magari dopo un profondo mercato ribassista, può essere utile esporsi tramite l’azionario altrimenti, dal punto di vista strategico, l’oro diretto può risultare preferibile.

Sono disponibili una pluralità di ETF ed è interessante notare una evidente diversità nella composizione e anche nei risultati ottenuti. È importante considerare come alcuni di questi presentino un’esposizione diretta a Paesi Emergenti e di Frontiera.

Stefano Sanna
stefano.sanna@norisk.it